Sherry Turkle: la macchina ci offre un'intimità senza rischio, e noi disimpariamo quella vera
Dopo quarant'anni di studi sul rapporto tra persone e computer, la sociologa del MIT pubblica «Artificial Intimacy». La tesi: i chatbot non ci rendono più soli, ci rendono meno capaci di sopportare le persone.
- Fonte
- MIT News
- Autore
- Peter Dizikes, su Sherry Turkle
- Pubblicato
- 29/09/2026
- Lingua
- inglese
- Accesso
- Lettura libera
Sherry Turkle studia dal 1984 cosa succede alle persone quando parlano con le macchine. Il suo libro del 2011, «Insieme ma soli», è stato il testo di riferimento sul rapporto con gli smartphone. Il nuovo, «Artificial Intimacy», esce il 29 settembre 2026 ed è raccontato qui da Peter Dizikes dell’ufficio stampa del MIT, con le interviste che l’autrice ha raccolto per scriverlo.
La tesi è netta, più di quanto Turkle fosse in passato. Parlare con un chatbot crea l’illusione dell’intimità e, nel farlo, indebolisce la capacità di costruire rapporti veri. La ragione è nel meccanismo: la macchina non ha bisogni, non si offende, non ha giornate storte, non chiede niente in cambio. È un interlocutore senza attrito. E l’attrito, dice Turkle, non è un difetto delle relazioni umane: è il modo in cui si cresce. Chi si abitua a un ascolto perfetto trova le persone deludenti.
I casi raccolti nel libro sono quotidiani e per questo inquietanti. Un consulente finanziario di mezza età chiede a un chatbot, dopo una separazione, se è una persona emotivamente chiusa. Un bambino di otto anni mette ChatGPT e i nonni nella stessa categoria: cose che si raggiungono con il telefono. La figlia di una dottoranda è convinta che il chatbot che le racconta le storie della buonanotte sia «una persona nel telefono».
Turkle non chiede di spegnere tutto. Propone una resistenza simile a quella che ha portato a togliere i telefoni dalle scuole, e una frase da ripetere: lo scopo della vita non è evitarla, ma affrontarla.
Perché conta
Mentre lo studio di Stanford sui compagni artificiali misura il fenomeno, Turkle ne spiega il meccanismo in parole che un genitore, un insegnante o un responsabile del personale possono usare. Per chi progetta assistenti «empatici» per i clienti o per i dipendenti, la domanda è scomoda: stiamo costruendo un servizio o un sostituto?
«People think the empathy of a machine is what empathy is, then turn away from the people in their lives because they're not empathetic enough.»
Le persone scambiano l'empatia della macchina per l'empatia vera, e poi si allontanano da chi hanno accanto perché non è abbastanza empatico.Sherry Turkle
Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra.