Rassegna IAEdizione n. 2 · 09/10/2026 · La redazione
Lavoro · Articolo · 12 min di lettura

Noah Smith: i dati americani dicono che l'IA, finora, non sta togliendo lavoro

L'economista mette in fila i numeri sull'occupazione negli Stati Uniti e sostiene che automatizzare un compito non significa eliminare un mestiere. Una lettura che completa gli studi sui giovani.

Fonte
Noahpinion
Autore
Noah Smith
Pubblicato
07/09/2026
Lingua
inglese
Accesso
In parte a pagamento

Noah Smith è un economista che per anni ha scritto per Bloomberg e oggi cura Noahpinion, una delle newsletter di economia più lette negli Stati Uniti. In questo articolo parte da una constatazione: la convinzione che l’intelligenza artificiale stia distruggendo posti di lavoro è diffusissima, dai dirigenti della Silicon Valley all’opinione pubblica, ma i dati disponibili, almeno per ora, raccontano un’altra storia.

Gli elementi che porta sono numerosi. Il tasso di occupazione delle persone tra i 25 e i 54 anni, quelle nel pieno dell’età lavorativa, è vicino ai massimi storici. In un’indagine del Census Bureau, l’ufficio statistico americano, le imprese che dichiarano di aver aumentato il personale grazie all’IA sono più di quelle che lo hanno ridotto: il 44 per cento dice che l’IA ha integrato il lavoro che già si faceva, il 10 per cento che ha sostituito alcuni compiti e l’11 per cento che ne ha creati di nuovi. Secondo una stima di LinkedIn, la costruzione dei centri di calcolo ha generato quasi mezzo milione di posti tra il 2023 e il 2025, con stipendi più alti del 40 per cento circa rispetto a lavori simili. Gli sviluppatori di software sono oggi una quota dell’occupazione totale più alta che mai, e i traduttori, il mestiere che molti davano per spacciato, non sono diminuiti.

Il cuore del ragionamento è una distinzione tra compiti e mestieri. Un lavoro, osserva Smith, non coincide con l’elenco delle attività che contiene, ma comprende responsabilità, relazioni con colleghi e clienti e capacità di giudizio; per questo, quando una macchina impara a svolgere un compito, il lavoro si sposta verso altri compiti invece di scomparire. Smith cita anche uno studio secondo cui i lavoratori più esposti all’IA sono quelli che temono di più di essere sostituiti, senza che questo timore si sia tradotto, finora, in una perdita del posto.

L’autore non esclude che alcune professioni possano diventare obsolete, ma ritiene che non succederà in tempi brevi e che la diffusione di agenti autonomi richiederà anzi nuovo lavoro di controllo e supervisione.

Perché conta

Letto da solo, questo pezzo potrebbe rassicurare più del dovuto; letto insieme agli studi di Stanford e della banca centrale danese, aiuta a capire dove si trova il problema. Le due letture non si contraddicono: Smith guarda all’insieme dei lavoratori, che per ora mantengono il posto, mentre gli altri studi guardano a chi deve ancora entrare, che trova meno assunzioni. Per chi prende decisioni in azienda la domanda da porsi non è quanti posti si perderanno, ma chi non verrà più assunto e quali competenze mancheranno tra qualche anno.

«Replacing tasks isn't the same as replacing jobs.»

Sostituire dei compiti non è la stessa cosa che sostituire dei posti di lavoro.Noah Smith

Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra.