Rassegna IAEdizione n. 2 · 09/10/2026 · La redazione
Impresa · Articolo · 9 min di lettura

Benedict Evans: dare l'IA a tutti i dipendenti non basta, come non bastò il foglio di calcolo negli anni Ottanta

L'analista confronta l'IA con le tecnologie che l'hanno preceduta in ufficio: lo strumento da solo non cambia l'azienda, il cambiamento arriva quando si capisce quali processi riorganizzare.

Fonte
Benedict Evans
Autore
Benedict Evans
Pubblicato
03/09/2026
Lingua
inglese
Accesso
Lettura libera

Benedict Evans è uno degli analisti di tecnologia più seguiti al mondo: per anni ha lavorato per il fondo di investimento Andreessen Horowitz e oggi pubblica ogni anno una presentazione sullo stato del settore che molti dirigenti usano come riferimento. In questo saggio affronta una domanda che si pongono tante aziende: abbiamo dato a tutti i dipendenti l’accesso a strumenti di intelligenza artificiale, perché il nostro modo di lavorare non è cambiato?

Per rispondere Evans ricorre alla storia delle tecnologie d’ufficio. Negli anni Ottanta le aziende misero un personal computer con il foglio di calcolo su ogni scrivania, ma questo da solo non cambiò il modo in cui si gestivano, per esempio, le fatture. Negli anni Novanta dare a tutti un browser per navigare in Internet non ricostruì le catene di fornitura né creò il commercio elettronico. In entrambi i casi la trasformazione arrivò più tardi, quando qualcuno capì quali processi andavano ripensati e costruì, o comprò, gli strumenti adatti a farlo. Allo stesso modo, osserva Evans, il software venduto in abbonamento ha poi accorpato e separato più volte i flussi di lavoro delle aziende.

L’intelligenza artificiale rende più facile costruire soluzioni, ma secondo Evans non risolve i tre problemi che hanno sempre frenato le trasformazioni. Il primo è accorgersi che un problema esiste e che vale la pena automatizzarlo. Il secondo è capire quale sia la soluzione giusta, il che spesso richiede di ridefinire il problema stesso. Il terzo è far adottare il nuovo modo di lavorare a più reparti, con sistemi diversi e vincoli di legge da rispettare. La maggior parte delle persone, aggiunge, non è abituata a costruire strumenti e non immagina spontaneamente come migliorare un processo.

Il saggio si chiude con domande più che con risposte: se comprare o costruire, che cosa cambia nelle attività quotidiane, da dove può arrivare la concorrenza. Secondo Evans la trasformazione vera non consiste nel fare più in fretta il lavoro di oggi, ma nel rendere possibile un lavoro che prima non esisteva.

Perché conta

Il ragionamento di Evans aiuta a capire il dato dell’indagine della Banca d’Italia secondo cui sette imprese italiane su dieci tra quelle che usano l’IA non ne vedono ancora i benefici. Con l’esempio del foglio di calcolo mostra che si tratta di una fase normale, già vista con altre tecnologie, e che non si supera acquistando licenze. Per un’impresa la domanda utile non è quale strumento di IA comprare, ma quale processo cambiare e chi, in azienda, lo conosce abbastanza bene da poterlo ripensare.

«The hard part is knowing that you need a tool for this in the first place, and then knowing what the tool should do.»

La parte difficile è accorgersi che per quella cosa serve uno strumento, e poi capire cosa lo strumento deve fare.Benedict Evans

Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra.