Rassegna IAEdizione n. 2 · 09/10/2026 · La redazione
Lavoro · Studio · 25 min di lettura

Stanford: tra i giovani nei mestieri esposti all'IA gli occupati sono il 19 per cento in meno

Uno studio basato sulle buste paga di milioni di lavoratori americani mostra che l'occupazione complessiva tiene, ma le aziende assumono meno ragazzi nei mestieri in cui l'IA può svolgere i loro compiti.

Fonte
Stanford Digital Economy Lab
Autore
Erik Brynjolfsson, Bharat Chandar, Ruyu Chen
Pubblicato
12/08/2026
Lingua
inglese
Accesso
Lettura libera

Nelle miniere di carbone di una volta i minatori portavano con sé un canarino in gabbia: l’uccellino era più sensibile dell’uomo ai gas tossici e, se smetteva di cantare, era il segnale che bisognava uscire prima che il pericolo diventasse visibile a tutti. Erik Brynjolfsson, uno degli economisti più noti al mondo per gli studi sulla tecnologia, ha scelto questa immagine per il titolo della ricerca che ha condotto a Stanford con Bharat Chandar e Ruyu Chen, perché lo scopo della ricerca è individuare i primi segnali di un cambiamento nel mercato del lavoro, prima che compaia nelle statistiche generali.

La forza dello studio sta nei dati. Gli autori non hanno usato sondaggi, ma le buste paga di milioni di lavoratori americani fornite da ADP, la più grande società degli Stati Uniti che si occupa di elaborare gli stipendi per conto delle aziende, e le hanno seguite mese per mese fino a giugno 2026. Hanno poi classificato i mestieri in base a quanto sono esposti all’intelligenza artificiale, cioè a quanta parte dei loro compiti un sistema di IA è già in grado di svolgere, e hanno confrontato l’andamento dell’occupazione nei diversi gruppi.

I risultati sono riassunti in sei punti. Nell’economia nel suo insieme non si vede nessuna perdita di posti di lavoro dovuta all’IA. Tra i giovani dai 22 ai 25 anni, invece, gli occupati nei mestieri più esposti sono il 19 per cento in meno rispetto ai coetanei che lavorano in mestieri poco esposti, e questa distanza cresce con regolarità dall’agosto 2025. Il calo non dipende da licenziamenti ma da assunzioni che non avvengono, e si concentra nei lavori in cui l’IA sostituisce la persona; dove invece la affianca, l’occupazione resta stabile o cresce, soprattutto per chi ha esperienza. Infine, l’adattamento passa dal numero degli occupati e non dagli stipendi, che restano fermi.

Gli autori stessi invitano alla prudenza: si tratta di indicatori descrittivi, che mostrano una tendenza ma non dimostrano un rapporto di causa ed effetto, e la differenza si riduce quando si tiene conto del titolo di studio. La tendenza però resiste a tutte le verifiche alternative che hanno provato.

Perché conta

In Italia l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro è già uno dei punti deboli del sistema, e questo studio indica che l’IA agisce su quel passaggio. Se le aziende smettono di assumere neolaureati per i compiti che l’IA svolge al loro posto, l’effetto si vedrà prima nelle difficoltà di chi cerca il primo impiego che nei dati sulla disoccupazione. Per chi gestisce un’azienda, il messaggio è che scegliere se usare l’IA per sostituire o per affiancare le persone ha conseguenze sull’organico che diventano visibili nel giro di un anno.

«We interpret these facts as early, descriptive indicators — canaries in the coal mine — rather than causal estimates.»

Leggiamo questi dati come segnali precoci e descrittivi, i canarini nella miniera, non come stime di causa ed effetto.Brynjolfsson, Chandar e Chen

Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra.