Rassegna IAEdizione n. 2 · 09/10/2026 · La redazione
Impresa · Studio · 8 min di lettura

Banca d'Italia: il 32 per cento delle imprese usa l'IA, ma solo il 5 per cento in modo intensivo

Dieci economisti di via Nazionale leggono l'indagine annuale sulle imprese italiane. Sette su dieci tra quelle che usano l'IA non vedono ancora effetti sulla produttività: i benefici arrivano quando cambia il modo di lavorare.

Fonte
lavoce.info
Autore
Luigi Bellomarini, Fabio Bertolotti, Luca Citino e altri (Banca d'Italia)
Pubblicato
26/08/2026
Lingua
italiano
Accesso
Lettura libera

Quando si discute di intelligenza artificiale nelle imprese italiane si citano spesso stime prodotte all’estero o da società di consulenza. Questo articolo, pubblicato su lavoce.info e firmato da dieci economisti della Banca d’Italia, si basa invece su dati raccolti in Italia: l’indagine Invind, che la banca centrale conduce ogni anno sulle imprese dell’industria e dei servizi con almeno venti addetti, nell’edizione svolta all’inizio del 2026.

Il primo dato è che il 32 per cento delle imprese usa strumenti di intelligenza artificiale, una quota in forte crescita rispetto all’anno precedente. Il secondo dato ridimensiona il primo: solo il 5 per cento ne fa un uso intensivo, mentre nella maggior parte dei casi l’IA è impiegata per singole attività, soprattutto per scrivere testi. Il terzo riguarda i risultati: tra le imprese che la usano, il 70 per cento dichiara di non vedere ancora effetti sulla produttività, anche se la metà si aspetta un miglioramento entro tre anni.

La spiegazione che danno gli autori è racchiusa nel titolo dell’articolo. Un’azienda trae vantaggio dall’IA quando questa entra nei processi, cioè nel modo in cui il lavoro è organizzato, aiuta a prendere decisioni migliori e sfrutta in modo sistematico i dati che l’azienda possiede; finché resta uno strumento usato da qualche dipendente per svolgere più in fretta un compito, la produttività dell’impresa nel suo insieme non cambia. Gli scenari proposti per il prossimo decennio vanno da una crescita della produttività di due decimi di punto l’anno, se l’adozione resta lenta, a più di un punto l’anno, se diventa rapida e profonda.

Le imprese che non usano l’IA indicano come ostacoli principali la mancanza di competenze, l’incertezza sulle regole, la scarsa disponibilità di dati e i rischi per la privacy. Per questo gli autori suggeriscono di non puntare su incentivi generalizzati, ma su orientamento tecnico, formazione dei dirigenti, progetti pilota, regole chiare e accesso condiviso a dati e capacità di calcolo.

Perché conta

È la fotografia più affidabile disponibile su come le imprese italiane stanno usando l’IA, e permette a ciascuna di capire dove si colloca. Un’azienda in cui qualche dipendente usa un assistente per scrivere le mail fa parte del 32 per cento; un’azienda che ha riorganizzato un processo intorno all’IA fa parte del 5 per cento. La distanza tra questi due numeri spiega perché tante imprese non vedono ancora risultati: il problema non è la tecnologia, ma il modo in cui viene introdotta nell’organizzazione.

«I guadagni aggregati arrivano quando l'IA entra nei processi, modifica l'organizzazione, migliora le decisioni.»

Bellomarini, Bertolotti, Citino e altri

Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra.