Rassegna IAEdizione n. 2 · 09/10/2026 · La redazione
Lavoro · Video · 1:13:14

Acemoglu e Autor da Jon Stewart: l'IA può sostituire i lavoratori o renderli più capaci, e la scelta dipende dalle politiche

Due economisti del MIT, uno dei quali premio Nobel, spiegano in un'ora e un quarto cosa insegnano le rivoluzioni tecnologiche del passato e quali politiche servono per la transizione.

Fonte
The Weekly Show with Jon Stewart
Canale
YouTube, The Weekly Show
Ospiti
Daron Acemoglu e David Autor (MIT), con Jon Stewart
Pubblicato
22/04/2026
Lingua
inglese
Accesso
Lettura libera
Visualizzazioni
357 mila al 09/10/2026
Guarda su YouTube ↗Canale: YouTube, The Weekly ShowDurata: 1:13:14

Daron Acemoglu, economista del Massachusetts Institute of Technology, ha ricevuto il premio Nobel per l’economia nel 2024 per i suoi studi sul ruolo delle istituzioni nella prosperità delle nazioni, ed è anche l’autore delle stime più prudenti sull’impatto economico dell’intelligenza artificiale. David Autor, suo collega al MIT, è l’economista che più di ogni altro ha studiato negli ultimi trent’anni gli effetti dell’automazione sul lavoro, in particolare la scomparsa dei lavori a media qualifica e la crescita di quelli molto qualificati e poco qualificati. Jon Stewart, per molti anni conduttore del Daily Show, li ospita nel suo podcast per una conversazione di settantatré minuti. La sintesi che segue è ricavata dai capitoli e dalla descrizione dell’episodio.

La conversazione procede in tre parti. La prima è storica e riguarda le rivoluzioni tecnologiche del passato, dalla meccanizzazione dell’agricoltura alla diffusione dei computer: gli ospiti spiegano perché il progresso tecnico non si è trasformato automaticamente in benessere diffuso, ma ha prodotto vantaggi per molti solo quando istituzioni, leggi e contrattazione collettiva hanno contribuito a indirizzarlo.

La seconda parte contiene la tesi centrale dei due economisti. L’intelligenza artificiale, sostengono, può essere sviluppata in due modi diversi: per sostituire le persone nei compiti che svolgono oppure per renderle più capaci di svolgerli. La scelta tra queste due strade non è decisa dalla tecnologia in sé, ma da chi finanzia lo sviluppo dei sistemi e dagli incentivi economici e fiscali che trova.

La terza parte è dedicata alle politiche: quanto costa la transizione, chi ne sostiene il peso e quali strumenti possono aiutare, dalla tassazione, che oggi negli Stati Uniti favorisce l’investimento in macchine rispetto all’assunzione di persone, alla formazione e al ruolo dei sindacati. Stewart conduce la conversazione chiedendo esempi concreti, interrompendo quando il linguaggio diventa troppo tecnico e insistendo quando la risposta è «dipende».

Perché conta

In Italia il dibattito su IA e lavoro si basa spesso su numeri prodotti da società di consulenza. Qui parlano due degli economisti che quei numeri li producono e li discutono nelle riviste accademiche, in un formato accessibile anche a chi non ha mai letto un articolo scientifico. L’idea che l’IA non sia un destino ma il risultato di scelte di progetto e di politica è la stessa domanda che dovrebbero porsi un contratto aziendale o una legge sul lavoro.

Scheda scritta dalla redazione il 09/10/2026. È una sintesi originale, non una traduzione: per il testo completo vale solo il link qui sopra. Il video è incorporato dal player ufficiale di YouTube.